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Indice generale

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Abstract

Inquadramento dell'ambito territoriale coinvolto

Le condizioni metereologiche e idrometriche

I processi di instabilità

Effetti indotti

Bibliografia

 

 

 

Effetti indotti sui centri abitati e sulle infrastrutture

Nel fondovalle del Pellice risultarono alluvionati parzialmente gli abitati di Bobbio e Villar Pellice e la zona industriale di Torre Pellice; in pianura furono interessati da allagamenti i centri di Malano, Gemerello, Castellazzo Basso, Baracche, Airaudi e Miglioretti.
In Val Germanasca il centro abitato maggiormente colpito fu Perrero mentre in Val Susa Venaus, Susa e Mattie risultarono parzialmente alluvionati con detriti anche di grande pezzatura.
I manufatti che subirono maggiori danni furono i ponti (oltre 20), dove l’opera distruttiva dei corsi d’acqua in piena si manifestò secondo modalità diverse, come ad esempio:

  • aumento della sezione di deflusso con isolamento della struttura senza danneggiarla, asportazione delle rampe di accesso e svuotamento dei muri d’ala;
  • superamento dell’impalcato con eventuale asportazione dei parapetti, senza altre lesioni di rilievo alla struttura (ponte Palestro sul Chisone);
  • erosione laterale e conseguente aggiramento dell’opera con parziale o totale crollo;
  • erosione di fondo e conseguente crollo per sottoescavazione delle pile (ponte sul Po a Martiniana, ponte di Montebruno sul Pellice, ponte di Riclaretto sul Germanasca);
  • asportazione delle travate in legname;
  • elevato trasporto solido e conseguente ostruzione con detriti; successivo lesionamento (ponticelli in località Crosetta sul Ghicciard, ponte Albertenga sul Pellice) o distruzione del manufatto (ponte Blancio sul Pellice);
  • rovesciamento della struttura per la pressione esercitata dall’urto della corrente di piena (ponte di Bibiana sul Pellice).

Considerando la casistica dei danni causati alle opere di attraversamento, è stato stimato che il 50% dei casi considerati si riferisce a danni gravi se non alla completa distruzione del manufatto.


Fig. 2 Ponte sul Pellice presso Bibiana

Vi furono numerose interruzioni alla viabilità, alcune dovute a erosione torrentizia del corpo stradale o ad alluvionamento torrentizio. In alcuni casi, a causa della marcata rottura di pendenza lungo il profilo del versante, fu favorito l’incanalamento delle acque lungo la sede stradale; per il conseguente brusco convogliamento delle acque a valle delle scarpate si verificò in alcuni casi il franamento dei rilevati (strada comunale presso Serre di Angrogna, strada statale di Val Chisone, strada provinciale a monte di Perrero, ecc.).
In casi limitati si verificò il crollo di massi isolati sulla sede stradale, per cedimento della coltre di detrito o di terreno sciolto su cui poggiavano.
Le opere di contenimento e difesa dei corsi d’acqua reagirono in modo diverso a seconda della loro diversa tipologia strutturale. Così si osservarono:

  • muri d’argine in calcestruzzo con intestatura aggirata o scalzata per sottoescavazione, fino a totale ribaltamento o distruzione dell’opera o isolamento della stessa in pieno alveo;
  • gabbionate aggirate o sottoescavate all’intestatura o nel corpo della struttura, o più frequentemente rimaste in corpo ma sormontate;
  • prismate in calcestruzzo e scogliere sconnesse fino alla completa asportazione delle stesse.


Fig. 3 Val Pellice, sottobacino T.Chicciard (Comba Carbonieri)

Nella Val Pellice i danni segnalati dalla Comunità Montana ammontarono a 9.15 miliardi di lire per le opere pubbliche e ad oltre 2.7 miliardi per i privati. In Valle Po le spese di ripristino delle opere pubbliche, soprattutto stradali, ammontarono nei comuni montani a 188 milioni di lire.


Fig. 4 Città di Susa.

Nella sola provincia di Cuneo i danni alle opere pubbliche ammontarono a 14 miliardi, a cui fecero fronte stanziamenti per la somma di oltre 8 miliardi di lire.